Cos’è e come orientare l’allenamento
L’artrosi d’anca è una patologia cronica e degenerativa dell’articolazione coxo-femorale. Il processo artrosico interessa inizialmente la cartilagine articolare, con una progressiva perdita delle sue proprietà meccaniche e ammortizzanti, per poi coinvolgere il tessuto osseo subcondrale, la membrana sinoviale e la capsula articolare. Questa evoluzione determina dolore, rigidità, riduzione della funzione e un’alterazione dei normali schemi di movimento dell’anca.
Dal punto di vista clinico, il dolore e la limitazione funzionale portano spesso a una riduzione spontanea dell’attività fisica. Questo innesca un circolo vizioso: meno movimento, minore dispendio energetico, aumento di peso, con un ulteriore incremento del carico sull’articolazione e della sintomatologia. Numerosi studi mostrano come il sovrappeso rappresenti un fattore aggravante dell’artrosi dell’anca e come il controllo del peso sia un obiettivo centrale nella gestione conservativa (Messier et al., 2013; Bliddal & Christensen, 2006).
Gli obiettivi dell’allenamento possono essere distinti in generali e locali, ma devono sempre essere integrati in un’unica strategia funzionale.
A livello generale, l’attività fisica regolare contribuisce al controllo del peso, al mantenimento della capacità aerobica e alla prevenzione della disabilità. A livello locale, l’allenamento mira a preservare la mobilità articolare, migliorare il controllo muscolare dell’anca e ridurre le rigidità che alterano la cinematica del passo.
Lo stretching, se eseguito in modo graduale e non forzato, può essere utile per mantenere l’elasticità dei principali gruppi muscolari che influenzano la biomeccanica dell’anca, come glutei, ileo-psoas, retto femorale e ischio-crurali. Una muscolatura più elastica e meglio coordinata consente una distribuzione più efficiente delle forze articolari durante il movimento.
La cyclette rappresenta un esercizio cardine nella gestione dell’artrosi d’anca perché consente un lavoro ciclico dell’articolazione in condizioni di carico ridotto, favorendo il movimento senza impatti. Studi sull’esercizio aerobico a basso impatto mostrano benefici su dolore e funzione nei soggetti con artrosi dell’anca e del ginocchio (Fransen et al., 2014).
Anche gli esercizi di mobilizzazione a terra risultano indicati proprio perché avvengono in scarico o semi-scarico, permettendo di esplorare il movimento entro range tollerabili senza eccessivo stress articolare. Gli esercizi di isolamento muscolare per gli arti inferiori, eseguiti con carichi adeguati e controllo del movimento, possono contribuire al mantenimento della forza di glutei, quadricipite, tricipite della sura, abduttori e adduttori dell’anca, muscoli fondamentali per la stabilità pelvica e la qualità della deambulazione.
È importante tuttavia chiarire un punto spesso semplificato: non tutti gli esercizi in carico sono “vietati” in senso assoluto. La letteratura più recente sottolinea come il problema non sia il carico in sé, ma l’entità del carico, la velocità di esecuzione, l’ampiezza del movimento e la capacità di controllo del soggetto (Bennell et al., 2014; Hunter & Bierma-Zeinstra, 2019). Esercizi come squat o pressa, se eseguiti con carichi elevati o in range articolari non tollerati, possono aumentare il dolore e l’irritazione articolare; tuttavia, in alcuni contesti clinici selezionati, versioni adattate e parziali possono essere utilizzate con beneficio.
Ciò che deve essere evitato sono le manovre forzate, le escursioni articolari oltre il range funzionale disponibile e gli esercizi che generano compressioni elevate senza adeguato controllo. Forzare la mobilità in un’anca artrosica può irritare le aree di sclerosi ossea e accelerare il processo degenerativo, peggiorando la sintomatologia invece di migliorarla.
In sintesi, l’allenamento nell’artrosi d’anca non ha l’obiettivo di “consumare meno” l’articolazione, ma di farla funzionare meglio. Muovere l’anca in modo controllato, mantenere la forza muscolare e ridurre i fattori che aumentano il carico articolare rappresentano le strategie più efficaci per rallentare la progressione dei sintomi e preservare l’autonomia nel tempo.
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***DIZIONARIO DEL COACH***
Artrosi (osteoartrosi)
Patologia cronica degenerativa dell’articolazione caratterizzata dalla progressiva alterazione della cartilagine, dell’osso subcondrale e dei tessuti periarticolari.
Articolazione coxo-femorale
Articolazione tra femore e bacino che consente il movimento dell’anca e la trasmissione del carico tra tronco e arti inferiori.
Cartilagine articolare
Tessuto liscio ed elastico che riveste le superfici articolari, riducendo l’attrito e distribuendo le forze di carico.
Osso subcondrale
Strato osseo situato sotto la cartilagine, che nell’artrosi tende a ispessirsi e a sclerotizzarsi in risposta all’aumento delle sollecitazioni meccaniche.
Sclerosi ossea
Ispessimento dell’osso subcondrale che riduce la capacità di assorbire i carichi e contribuisce alla rigidità articolare.
Membrana sinoviale
Struttura che produce il liquido sinoviale, fondamentale per la nutrizione e la lubrificazione dell’articolazione.
Capsula articolare
Involucro fibroso che racchiude l’articolazione e contribuisce alla stabilità passiva.
Limitazione funzionale
Riduzione della capacità di svolgere movimenti o attività quotidiane a causa di dolore, rigidità o debolezza.
Alterazione della cinematica articolare
Modifica dei normali schemi di movimento dell’anca, spesso compensata da strategie motorie inefficaci.
Controllo del peso corporeo
Gestione della massa corporea per ridurre il carico meccanico sull’articolazione artrosica.
Carico articolare
Forze che agiscono sull’articolazione durante il movimento e la stazione eretta.
Esercizio in scarico
Attività in cui il carico sull’articolazione è ridotto, come cyclette o mobilizzazione a terra.
Basso impatto
Modalità di esercizio che evita sollecitazioni impulsive o traumatiche sull’articolazione.
Mobilità articolare
Capacità di muovere l’articolazione entro un range funzionale e non doloroso.
Stretching controllato
Allungamento muscolare eseguito senza forzature, finalizzato a mantenere elasticità e comfort articolare.
Muscoli glutei
Gruppo muscolare fondamentale per la stabilità pelvica e il controllo dell’anca durante la deambulazione.
Ileo-psoas
Muscolo flessore dell’anca che influisce sull’allineamento del bacino e sulla postura.
Ischio-crurali
Muscoli posteriori della coscia che partecipano alla flessione del ginocchio e al controllo dell’anca.
Abduttori dell’anca
Muscoli che stabilizzano il bacino durante il cammino, riducendo il carico sull’articolazione coxo-femorale.
Isolamento muscolare
Lavoro mirato su singoli gruppi muscolari per migliorare forza e controllo senza eccessivo stress articolare.
Progressione del carico
Incremento graduale dell’intensità o del volume dell’esercizio in funzione della tolleranza articolare.
Manovre forzate
Movimenti che superano il range articolare tollerabile, potenzialmente irritativi per un’anca artrosica.