CALCIFICAZIONE DEL TENDINE SOVRASPINATO

CALCIFICAZIONE DEL TENDINE SOVRASPINATO

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Che cos’è e come orientare l’allenamento

Quando il dolore nasce dal processo, non dal deposito

La calcificazione del tendine del sovraspinato non rappresenta un semplice accumulo inerte di calcio, ma un processo biologico attivo e dinamico, scandito da fasi evolutive ben definite. La ricerca ha chiarito che il tendine attraversa una fase di formazione del deposito, una fase di relativa quiescenza e una fase di riassorbimento, che è spesso la più dolorosa (Uhthoff & Loehr, 1997; Uhthoff et al., 2006).

Durante la fase di riassorbimento, il dolore non è causato dalla “dimensione” della calcificazione, ma da ciò che accade nel tessuto. L’aumento dell’attività cellulare determina un incremento della pressione intratendinea, associato a fenomeni di neo-vascolarizzazione e a una maggiore sensibilizzazione delle terminazioni nervose locali. Questo spiega perché il dolore possa diventare improvvisamente intenso anche in assenza di grandi alterazioni strutturali visibili all’imaging, e perché la spalla risulti particolarmente reattiva al carico in questa fase (Uhthoff et al., 2006; Rees et al., 2014).

La condizione interessa più frequentemente soggetti tra i quarant’anni e i sessanta e mostra una maggiore prevalenza nel sesso femminile, come riportato da studi epidemiologici di ampia scala (Harvie et al., 2007; Louwerens et al., 2014). La presenza di una calcificazione, tuttavia, non coincide automaticamente con la presenza di dolore. Studi osservazionali storici e contemporanei indicano che circa il 50% dei soggetti con depositi calcifici resta asintomatico, a conferma che la clinica non può essere interpretata esclusivamente attraverso l’immagine radiologica (Bosworth, 1941; DePalma & Kruper, 1961).

Quando il dolore compare tende a manifestarsi durante i movimenti di elevazione e rotazione del braccio, accompagnato da una riduzione della fluidità del gesto. In questo contesto, l’allenamento non ha lo scopo di “rompere” o “frammentare” la calcificazione — un mito ancora diffuso ma non supportato dalla letteratura — bensì di migliorare la tolleranza al carico del tessuto tendineo sano circostante e di ottimizzare il controllo della spalla nel suo insieme.

Le evidenze mostrano infatti che l’esercizio terapeutico agisce soprattutto sulla funzione, non sulla rimozione meccanica del deposito. Programmi basati su carico progressivo, controllo motorio e integrazione scapolo-omerale migliorano la capacità del tendine di gestire le sollecitazioni quotidiane, riducendo dolore e disabilità anche quando la calcificazione è ancora presente (Holmgren et al., 2012; Littlewood et al., 2019). Il miglioramento clinico precede spesso qualsiasi modifica strutturale visibile.

La biomeccanica della spalla conferma che una buona sinergia tra cuffia dei rotatori e muscolatura scapolare riduce le forze compressive sul sovraspinato e migliora l’efficienza del movimento (Kibler et al., 2013; Cools et al., 2014). Il carico, tuttavia, deve essere dosato con attenzione: la letteratura sui tendini dimostra che lo stimolo meccanico è necessario per l’adattamento, ma che un carico eccessivo o mal temporizzato può mantenere la spalla in uno stato di reattività persistente (Cook & Purdam, 2009; Rio et al., 2015).

Alcune posizioni meritano quindi cautela. Le combinazioni di iperabduzione, iperestensione ed extrarotazione forzata aumentano la compressione subacromiale e lo stress sul sovraspinato, soprattutto quando il controllo scapolare è insufficiente (Ludewig & Cook, 2000; Escamilla et al., 2009). La questione non è vietare il movimento, ma sceglierne il timing, il range e il carico, rispettando la fase biologica del tendine.

In definitiva, la calcificazione del sovraspinato non è un problema da “eliminare”, ma un processo da accompagnare. L’allenamento diventa uno strumento terapeutico quando migliora la capacità del sistema di tollerare il carico, riducendo la reattività del tessuto e restituendo continuità al gesto, nel rispetto delle evidenze scientifiche.

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***DIZIONARIO DEL COACH***

Calcificazione tendinea
Deposito di cristalli di idrossiapatite all’interno del tendine, frutto di un processo biologico attivo e non di una semplice degenerazione.

Sovraspinato
Muscolo della cuffia dei rotatori che contribuisce all’abduzione del braccio e alla stabilità dell’articolazione gleno-omerale.

Fase di riassorbimento
Stadio del processo calcifico in cui il deposito viene progressivamente degradato, spesso associato a dolore intenso per l’aumento dell’attività biologica locale.

Pressione intratendinea
Incremento della pressione all’interno del tendine dovuto a edema e attività cellulare, responsabile di parte della sintomatologia dolorosa.

Neo-vascolarizzazione
Formazione di nuovi vasi sanguigni nel tessuto tendineo, associata a maggiore sensibilità nocicettiva.

Stabilità dinamica
Capacità dell’articolazione di mantenere controllo e allineamento durante il movimento grazie all’azione coordinata dei muscoli.

Controllo scapolo-omerale
Integrazione funzionale tra scapola e omero che permette movimenti della spalla efficienti e meno stressanti per i tendini.

Tolleranza al carico
Capacità del tessuto di gestire progressivamente le sollecitazioni meccaniche senza sviluppare dolore o reattività eccessiva.

Esercizio terapeutico
Esercizio mirato alla funzione e al controllo motorio, non alla “correzione” strutturale diretta della lesione.

Reattività tendinea
Condizione in cui il tendine risponde in modo amplificato allo stimolo meccanico, manifestando dolore e rigidità.

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